2005 | XXI SILICO DESIGN E AUTOPRODUZIONE

a cura di Clara Mantica
MANIFESTO : “L’autoproduzione è figlia dei tempi” di Clara Mantica 
Testi: Clara Mantica 
Fotografia: Emilio Tremolada 
Edizione e Copyright: Alessandro Ciffo

L’autoproduzione é figlia dei tempi: 

Esperienza e ideologia L’esperienza si sostituisce alla teorizzazione e, dunque, all’ideologia. Mentre gli anni Sessanta-Settanta con l’architettura radicale e gli anni Ottanta con la postmodernità facevano di ogni evento un proclama, di ogni protagonista un maestro e di ogni gruppo una scuola, gli autoproduttori fanno ricerche personali sui fronti più vari, con linguaggi e metodi che non cercano di organizzare e codificare. Più vicini alla loro parte femminile inventano mondi e li abitano senza teorizzarli. 

Rete e gruppo 

Si incrociano, si riconoscono simili e diversi, trovano sinergie, dialogano, si scambiano informazioni, possono partecipare a comuni iniziative o pro- muoversi negli stessi spazi ma non formano gruppi; preferiscono la flessi- bilità e la leggerezza della rete ai rapporti più rigidi, e a volte gerarchici, dei gruppi. 

Autoformazione e ricerca 

Anche per chi proviene da scuole a indirizzo artistico, l’autoformazione è necessaria perché quasi mai a scuola si sono davvero cimentati con attrez- zature, laboratori, materiali innovativi, sperimentazione e ricerca. Fuori dalla scuola non esistono centri e laboratori che offrano strutture e servi- zi accessibili. Né il pubblico né il privato hanno investito in ricerca e la generazione degli autoproduttori ha fatto di necessità virtù e se ne é fatta carico approvvigionandosi di materiali, laboratori, strumenti e competenze. 

Processo e prodotto 

Ciascun autoproduttore conosce tutte le fasi del processo, dall’idea fino alla commercializzazione del prodotto che realizza. Processo e prodotto stanno nella stessa persona, il creativo convive con l’operaio, con il ricer- catore, con il commesso viaggiatore ma spesso anche con il fotografo e il comunicatore. Questa condizione rafforza la presa di coscienza sul rappor- to che c’è fra progetto, produzione, lavoratore, ambiente, comunicazione, commercio e valore e rende più facile trovare soluzioni che armonizzino produzione e consumo, etica ed estetica. 

Artigianato e contemporaneità 

Gli autoproduttori viaggiano, si informano, si cimentano con il mercato, con la comunicazione, sono sperimentatori, frequentano arte, musica e gli altri linguaggi della contemporaneità. Sanno cosa è il design e considerano il progetto una parte essenziale del loro lavoro di ricerca. Non rinnegano materiali tecnologici pur non negando materiali tradizionali. Sono il punto di congiunzione fra artigianato e contemporaneità. 

Ispirazione e territorio 

Ripensano il genius loci, lo reinterpretano, ma lo accolgono; spesso lavorano materiali del posto reinventando tecniche oppure lavorano materiali innova- tivi con tecniche tradizionali. Artigianato, arte, design, cultura, tradizioni, par- tecipazione dal basso si contaminano e si scambiano luoghi e modi creando i presupposti del dialogo e della necessaria trasformazione. Così un autopro- duttore può essere un attore del rinnovamento di un territorio proprio per la sua vocazione a unire contemporaneità e tradizione. Locale e globale. 

Progetto e manualità 

Si discostano soprattutto nei fatti da coloro che, designers o artisti, non fanno uso diretto delle mani e della materia. Pur coltivando il progetto con- siderano ineliminabile, soprattutto per il piacere che ne ricevono, il lavoro manuale: per sperimentare attrezzi, trovare forme, rapporti, superfici, den- sità, risultati soddisfacenti. 

Quotidianità e creatività 

Reinterpretano la vita spesso sapendo quello che non vogliono per trovare poi quello che vogliono. Cercano dignità al proprio lavoro e non distinguo- no il fare dall’essere. Stanno attenti a non cadere nel tranello della produt- tività; reinterpretano ruoli, hanno a cuore i valori, distinguono fra precarie- tà e libertà, relativizzano il valore del danaro. 

Trasversalità e progetto olistico 

Praticano e attraversano territori disciplinari e a volte si soffermano nelle “terre di mezzo”; l’arte e il design, l’architettura, l’artigianato e la ricerca scientifica a volte stanno in un rapporto di contiguità naturale. Si aprono i confini delle specializzazioni, il che li pone nella necessità di approfondire conoscenze diverse e di scoprire (magari) che ogni cosa è parte di un tutto. Una specie di progetto solistico. 

Mercato ed economia 

Uno dei pochi e migliori risultati di questi anni è la formazione di aree este- se di persone che consumano in modo più critico e consapevole. Queste persone sono in grado di apprezzare un prodotto perché fatto in un certo modo, in un certo luogo e con certi criteri. Così l’idea di bello si estende integrando alle qualità della forma quelle del processo. Il successo cre- scente degli autoproduttori (ce ne sono anche in agricoltura, nella moda, nella comunicazione, nella musica e nell’edilizia) si deve soprattutto a que- sto rapporto fra nuovi-produttori e nuovi-consumatori. L’autoproduzione sta diventando una nicchia, piccola ma in espansione, che può dare lavoro e soddisfazione a molti nuovi autoproduttori. 

Con l’augurio che tutto ciò sia sempre più vero. C.M. 

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