2008 | MARMIMOLLI

Testi: Giampiero Mughini, Cecilia Cecchini
Fotografia: Emilio Tremolada 
Edizioni: Secondome
Copyright: Alessandro Ciffo

Marmimolli

Siamo abituati a pensare al silicone – il materiale usato da Alessandro Ciffo per i suoi lavori – come al filo trasparente che sigilla i vetri, o come magico rimedio per aumentare di un paio di taglie le curve di chi sogna un corpo da maggiorata. Oggi anche come comodo espediente per non perdere tempo ad imburrare tortiere di alluminio, sostituite da morbidi stampi che si rigirano come guanti. Sfruttano la proprietà dei siliconi di resistere da - 40° a + 280°: per la gioia dei frettolosi consentono il passaggio diretto dal freezer al microonde. 

Con le gomme siliconiche - polimeri inorganici formati da una catena silicio-ossigeno - si realizzano i prodotti più diversi: la loro resistenza viene sfruttata nei  giubbotti antiproiettili per limitare l’impatto delle pallottole, il loro potere isolante per la realizzazione di componenti elettrici, e così via. Sono impiegate per la produzione di una moltitudine di artefatti più o meno prosaici, più o meno tecnici, più o meno identificabili. 

Quanto di più lontano dagli oggetti realizzati da Ciffo che partendo dalla consistenza gelatinosa del silicone, usa le sue caratteristiche prestazionali – viscosità, elasticità, colorabilità, lavorabilità a freddo - per stupire la nostra vista e per ingannare il nostro tatto. 
Con notevole controllo tecnico - acquisito grazie a un’attitudine di instancabile sperimentatore - e infinita pazienza, Ciffo realizza artefatti che è difficile classificare, crocevia tra artigianato, design e opere d’arte. 
In un tripudio di colori brillanti, di neri assoluti, di bianchi saturi, il silicone da umile materiale di “supporto” diviene poesia, al pari di fini ceramiche, di legni pregiati, di preziosi marmi.

Ma lavorando la ceramica, il legno, il marmo, ci si può riferire a metodi e tecniche consolidate nel corso di centinaia, talvolta migliaia di anni; anche se si sperimenta e si innova con questi materiali, si parte da qualche cosa di noto, di conosciuto. Non così con il silicone, materiale giovane apparso sul mercato solo qualche decennio fa. Certo, di lui si sa tutto come sigillante e come adesivo, non a caso in cantiere viene chiamato dagli operai “san silicone”, proprio perché in grado di tappare un giunto venuto troppo largo, sigillare una vasca da bagno diventata ballerina, incollare una mattonella staccata... ma altro è il silicone come lo usa Ciffo che, pur essendo lo stesso, non sembra nemmeno lontano parente.

Una frase ricorrente di Ciffo è “ho sbagliato facendo e imparato dall’errore” e, aggiungerei, perseverato nel cercare lo straordinario nell’ordinario. 
E’ proprio questa testardaggine creativa che gli ha permesso di raggiungere risultati davvero notevoli. La sua fantasia di artigiano con i piedi per terra e la testa dentro il cielo, si alimenta con questo materiale che, a sua volta, si adatta docilmente e - sembra - senza fatica, ad un uso imprevedibilmente nobile. 

Un materiale da plasmare, lavorato da Ciffo non “per via del levare”, come avviene nella scultura tradizionale, ma per certosine apposizioni successive. Così nascono gli stupefacenti “marmi molli”, spiazzanti oggetti contemporanei dall’identità incerta; le mirabili tovaglie, nelle quali il silicone viene lavorato come morbido e coloratissimo tessuto; i materici tappeti ondulati, che con le loro curve si adagiano docilmente sul pavimento. 

Ciffo riesce a sfruttare in chiave poetica le caratteristiche prestazionali del materiale. Come nel caso del “baffo” che il silicone forma staccando la spatola dopo la sua posa che, da difetto, diviene tratto distintivo di molte delle sue opere: il caratteristico segno delle anfore che sembrano costituite da morbide tessere arricciate verso l’esterno a formare un mosaico che catturare la luce e dialoga con lo spazio. Lo stesso segno che forma le braccia dei lampadari simil-Murano che, con la loro consistenza di morbidi armadilli, si protendono come tentacoli verso l’alto. O quei fili sottili che nascono dall’estrusione casalinga della pistola sparasilicone, che Ciffo arrotola per plasmare moderni intrecci di spaghetti sintetici a forma di vasi e di cesti.

In Ciffo il creativo convive con l’operaio, con l’artista, con l’artigiano, con il designer, con l’autoproduttore, figure che nel mondo contemporaneo sono generalmente separate. Un moderno alchimista capace di trasformare il materiale in materia per l’invenzione attraverso l’ingegno. In grado di farlo diventare terreno di progetto per suscitare emozioni.

Cecilia Cecchini
[docente di Tecnologie dei Materiali al Corso di Laurea in Disegno Industriale Università di Roma “La Sapienza”]

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