2008 | SCACCOMATTO

Testi: Clara Mantica, Cecilia Cecchini, Giampiero Mughini 
Fotografia: Emilio Tremolada
Edizioni:  Empty Box
Copyright: Alessandro Ciffo

La forza del lavoro 1 

In tempi in cui del lavoro si parla quasi soltanto in termini di precarietà, flessibilità, alienazione e sfruttamento, l’autoproduzione serve a indicare strade - nuove e antichissime - dove il lavoro si intreccia alla vita con coerenza e soddisfazione. Serve a dare modelli di riferimento positivi che hanno in sé consistenza etica e piacere del fare e dello stare nel mondo. Serve a raccontare esperienze di vita e di lavoro utili a dare stimoli e fiducia ad altri, ai giovani in particolare, che vorrebbero esprimere qualcosa che li riguarda e a modo loro. Trasversalità fra arte, design, architettura e arti applicate, contaminazione fra linguaggi locali ed universali, intrecci fra saper fare tradizionali e rinnovati, approccio disincantato a materiali e tecnologie, adesione alla manualità e alla sperimentazione, modi di pensare e comunicare mutuati dal design fanno dell’autoproduzione un’area di forte contemporaneità che sta assumendo sempre più visibilità nei circuiti fra arte e design. 

“Si può” è il messaggio che, dopo anni di esperienze, autoproduttori come Ciffo ci danno. Dicono che vale la pena di insistere, perché c’è spazio per fare un lavoro che piace e che fa vivere e che la vera scommessa è non accettare l’alienazione del lavoro e affrancarsi dall’ossessione del denaro. Che l’eccellenza - aggiungo - è nell’opera ma anche nel progetto di vita dentro la quale si manifesta e nel processo che l’accompagna: dall’ideazione fino alla ricerca, alla produzione, al lavoro manuale e intellettuale insieme. L’essere contemporaneamente designer-artista-operaio protegge questa categoria di lavoratori da eccessi di egoico e insalubre protagonismo e permette loro una vitale carica di autoironia e apertura al dialogo. L’autoproduzione può diventare, insieme ad altre eccellenze, vettore di rilancio e valorizzazione di saper fare, creatività, ricerca e imprenditorialità che hanno fatto conoscere l’Italia internazionalmente. Non nuoce al sistema paese rilanciare valori che riempiano di significati il “fare italiano” inteso come insieme di metodi e risultati, dell’essere e del fare, dei processi e dei prodotti. È in questa centralità del valore, insieme umanistico ed estetico, che l’Italia può aggiornare e rafforzare il proprio posto nel mondo e dare nuove speranze e motivazioni a chi in Italia lavora e vive. 

Clara Mantica

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