2010 | SILICONWIEW

a cura di Loredana Parmesani
Testi: Loredana Parmesani
Fotografia: Emilio Tremolada 
Edizioni: Galleria Armory Arte
Copyright: Alessandro Ciffo

L’atto costruttivo è estetico

I lavori di Alessandro Ciffo, i suoi oggetti, vasi, anfore, sedute e appoggi, poltrone, e le opere bidimensionali, formelle, pannelli, tovaglie, quadri, sono tutti caratterizzati da un unico materiale, il silicone che, se da un lato ha, per così dire, condizionato il suo operare, dall’altro gli ha offerto la possibilità di approfondire, proprio attraverso il materiale, nuove presupposte espressive e formali. Questi lavori si situano, inoltre, in un territorio, quelle delle arti contemporanee, contraddistinto da un costante dialogo multidisciplinare, con alla base rigorose griglie linguistiche e procedurali, le quali permettono si realizzare immagini e oggetti in cui l’elemento estetico domina incontrastato.

Il silicone è un polimero inorganico, un materiale ottenuto su una catena di silicio-ossigeno e gruppi funzionali che è stato utilizzato soprattutto per realizzare gomme sigillanti, impermeabilizzanti e nella fabbricazione di laminati e rivestimenti. 

Un materiale, quindi, apparentemente privo di una sua propria identità formale, nel senso che da esso sembra non poter avere origine alcun oggetto autonomo, un oggetto con una forma creata dal materiale stesso, ma appare come un materiale per lo più subordinato ad altri materiali cui va in aiuto per poterli comporre, assemblare, saldare, costruire.

Alessandro incontra questo materiale di consistenza gommosa e plasmabile, quasi per caso, e da subito intuisce di poterne ottenere nuove forme, di poter ricavare dalla neutralità cromatica iniziale, grazie alla mescola con pigmenti colorati, una policromia inedita e incandescente. 

E’ quindi dal silicone che prende avvio la sua ricerca, dalla curiosità verso il materiale, dalla sua plasmabilità, dalla scoperta delle sue potenzialità formali e cromatiche, ed è da esso che inizia la sperimentazione di un nuovo utilizzo per la sua costruzione a forma, a oggetto, attraverso tecniche e metodi che via via si inventa. Tutto è una scoperta, la consistenza, la duttilità, la miscela dei pigmenti e la loro combinazione, i tempi di asciugatura, il taglio, la saldatura, il rinforzo, le tecniche e gli utensili per la modellazione, manipolazione e stesura, quali pennelli, spatole, augelli. Questa scoperta l’ha reso così padrone della materia tanto da permettergli di disegnarla e scolpirla come se fosse materia artistica di tipo tradizionale, quale la creta o il marmo.

Ciffo nei suoi lavori mette in atto un corpo a corpo con la materia, la manipola, vi si immerge, la plasma e la domina in una azione che non è progettata, in contraddizione con una società in cui tutto è progetto. E’ proprio questo rifiuto del progetto sistematico che fa del suo lavoro non solo un atto costruttivo ma anche un atto di esistenza, una dimostrazione di vitalità tenace capace di dar corpo a forme destinate all’uso, ma anche al puro godimento estetico.

A differenza del design tradizionale fatto in studio e determinato da leggi prettamente funzionali, un design ben integrato nel sistema che rende estetici gli oggetti di consumo, il design di Ciffo, fatto in un laboratorio artigianale e artistico al tempo stesso, rivendica nel suo farsi, nella perfetta identità con il gesto che lo genera, una libertà che è più quella dell’artista che non quella del designer. E’ lui stesso ad affermare: “Sono per un design che permetta di partire da un punto zero per proseguire senza mai essere sicuri di fare del design”, e ancora “Sono per un design portavoce di una riscoperta estetica che non è più di esclusiva competenza dell’arte”, ma che è sempre più di competenza di entrambi.

Arte e design si scambiano, nel suo lavoro come del resto in buona parte della produzione di arte e oggetti contemporanei, forme, materiali, colori, ruoli, modalità, sensibilità, in un continuo dialogo le cui voci sovente si sovrappongono grazie alla potenza e alla spettacolarizzazione tecnologica. 

I King - Anfora 11Se nel periodo moderno l’estetica era prerogativa dell’arte, oggi, che l’estetica è dappertutto, che tutta la realtà sociale è impegnata ad essere bella, la scienza dell’arte e del bello si è allargata a macchia d’olio fino a coinvolgere tutti gli ambiti dell’esistente. Forme artistiche e forme altre, quali design, moda, comunicazione, spettacolo, in un continuo dialogare, si mettono a confronto, si scambiamo immagini, materiali e finalità, fin quasi ad identificarsi. Gli oggetti si fanno belli e le immagini dell’arte si fanno funzionali.

Gli oggetti di Ciffo sono belli come oggetti d’arte e funzionali come oggetti di design e prendono vita da una frenesia di ricerca e di scavo nella materia-silicone di cui indaga ogni possibilità espressiva.

C’è quasi un furore, una ossessione nel suo entrare nella materia, nella caparbietà della ricerca di inedite soluzioni formali, nello sperimentare nuove tecniche di lavorazione e nel dar colore che non è decoro, ma parte integrante del progetto. Colori che nascono da un gesto sperimentato e ripetuto, ma sempre diverso, da un gesto attento alla forma e alla sua funzione, ma che trova anche il suo piacere nel farsi, nell’azione fisica che, consapevolmente, costruisce l’oggetto.

Il risultato di tale gesto è dato da oggetti unici, anche se appartenenti alla medesima tipologia o serie, ma ogni volta diversi, che nascono dall’unicità del gesto, dall’intensità della realizzazione, dall’estro del momento, dall’imprevedibilità del materiale, dalla possibilità di inserire variabili, dalla scelta dei colori. 

Il design in fondo non è mai stato solo ed esclusivamente risoluzione di un problema tecnico, ma piuttosto la formalizzazione di una risposta a una serie di questioni mediante l'utilizzo di un’adeguata tecnologia costruttiva in grado di rappresentare il senso del progetto.

L’espressione creativa si muove così dentro margini di produzione non ripetitivi, ma tali da stimolare l’affetto tra l’utente e l’oggetto stesso. In una contemporaneità caratterizzata dalla mutevolezza dei bisogni, gli oggetti Ciffo soddisfano questa necessità, offrendo funzionalità, ma anche espressioni multisensoriali, emozioni e stati d’animo, nascono non solo per soddisfare bisogni materiali e risolvere problemi funzionali, ma altresì per dare corpo a stati emozionali ed inserirsi negli anfratti della sensibilità. Sono oggetti il cui atto costruttivo non risponde solo ad esigenze funzionali, ma soprattutto ad esigenze estetiche.

La danza del cigno

L’arte, da sempre intesa come luogo del progetto libero e rigoroso, creatore del proprio metodo, il design come elemento efficiente e funzionale nella società contemporanea, rappresentano una relazione storicamente attiva e critica che rimanda ai contributi teorici di grandi personalità artistiche e progettuali che su questa stretta relazione hanno costruito la propria teoria e il proprio metodo.

Il rapporto tra la fisicità costitutiva degli oggetti e i materiali della nostra epoca, l’influenza dei nuovi sistemi e processi di creazione della forma, sono le nuove aree di indagine da esplorate sia da parte dell’arte sia del design, di cui il lavoro di Alessandro si fa espressione.

Oggi il design avverte la necessità di una rinnovata riflessione sul suo metodo e sui suoi risultati che non sono più descrivibili come conseguenza di un sicuro impianto oggettivo-funzionale. Al contempo, il design non si rassegna a tradursi in disciplina dedicata alla costante azione di restyling del sistema degli oggetti. Se del design tradizionale si sa già tutto, la contemporaneità offre nuovi contesti, nuovi strumenti e nuovi scenari che vanno meglio conosciuti e indagati per coglierne prospettive operative ed espressive. 
Ne risultano, così, oggetti definiti da logiche coscienti, individuate secondo un itinerario personale di approfondimento di temi e questioni sentite come urgenti e significative; oggetti che sono riflessione sul design, sulla complessa struttura formale degli oggetti catalogati per funzione e forma, oggetti che, emersi come intuizioni e sensazioni, si sono tradotti in una personale riflessione sulla condizione dell’uomo contemporaneo.

Un uomo cui Ciffo si rivolge e, se all’inizio del suo lavoro era un uomo primitivo, i suoi primi oggetti erano, infatti, piccoli contenitori, vasi che si riferivano ad una dimensione quasi antropologica, dove veniva recuperata l’origine dell’utensile e del contenitore, oggetti di cui l’uomo si è servito per raccogliere i frutti della terra. Nella sua produzione più recente si rivolge ad un uomo evoluto e più sofisticato, meno interessato alla funzione ma attento invece alla capacità evocativa di un oggetto o di una immagine, un uomo che non necessità più di un vaso che possa contenere dei fiori, ma ricerca un vaso che, come nel lavoro “La danza dei cigni”, sia capace di condurlo dentro un mondo nuovo, dentro uno scenario teatrale ricco di emotività e improvvise narrazioni. E’ lo stesso Ciffo ad affermare: “L’uomo prima di essere cacciatore, fu “raccoglitore”. Si nutriva di quello che la natura gli offriva e poteva “raccogliere”. I vasi o i contenitori sono stati di conseguenza tra i primi manufatti dell’uomo e forse per questo, siccome ho da subito affrontato l’arte in maniera molto primitiva, anch’io ho cominciato con i vasi, che continuo ad usare come banco di prova per sviluppare ogni nuova tecnica. Confrontarsi con un vaso e dialogare attraverso questo può essere una circostanza ma non un’intenzione”. E i vasi divengono così personaggi di una rappresentazione, di una messa in scena, dove le infinite forme e le sterminate possibilità cromatiche suggeriscono nuove avventure.

La sperimentazione del materiale, la ricerca di inedite possibilità compositive, la verifica di nuove tecniche costruttive, l’immersione nel materiale cromatico e nelle sue possibilità espressive, divengono così elementi per realizzare forme-opera non solo belle ma anche piene di un contenuto intellettuale ed emozionale, il cui “obiettivo è quello di fondere la ricerca tecnica con la ricerca stilistica e concettuale per ottenere opere belle e intelligenti. La strada è lunga ma così divertente da sperare che duri all’infinito”. 

Si comprende dalle sue parole il piacere che Alessandro prova nel mettere le mani nella materia, nell’immergersi nelle sue sempre inedite potenzialità, è come mettere le mani nella terra per piantare un seme o una pianticella affinché attecchisca e si mostri in tutta la sua bella forma, e godere poi nel vederla trasformarsi, prendere corpo e colore. E’ il piacere che prova l’artista nel mettere le mani in pasta nella materia dell’arte, nella purezza del concetto estetico e nello spurio del materiale grezzo fino al compimento dell’opera.

Loredana Parmesani

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