2012 | IPERBOLICA

Testi: Loredana Parmesani
Progetto di Franco Mello
Fotografia: Emilio Tremolada 
Edizioni: XXI Silico
Copyright: Alessandro Ciffo

Le Iperboliche eccedono il design

Alessandro Ciffo quindici anni fa, un po’ per caso un po’ per necessità, s’imbatte in un materiale, il silicone, che da quel momento ha determinato tutti i suoi lavori. “Malefico, puzzolente, appiccicoso, viscido e costoso era perfetto per essere trasformato in una cosa bella” dice Alessandro, e di cose belle da allora ne ha realizzate molte. È dalla profonda conoscenza del materiale e dalla necessità di sperimentare forme, colori e tecniche che prende vita questa nuova collezione di poltrone, Iperbolica, presentata alla Triennale di Milano in occasione del Fuori Salone. Le poltrone Iperboliche sono veramente oggetti affascinanti per la forma, i colori, la realizzazione e per l’energia che comunicano. Sono eccessive, esagerate, dilatate, iperboliche appunto. Vanno oltre i limiti della costruzione progettata dell’oggetto e della sperimentazione sul materiale. Queste poltrone non si limitano a essere delle ampie e comode sedute dotate di schienale e braccioli, sono anche il tentativo di ricercare una loro precisa identità dentro un rapporto dialettico fra materia e forma, fra immagine e oggetto, fra funzione e decorazione. La ricerca diviene sforzo di comprensione del progettare attraverso un metodo, in tensione tra invenzione e scienza, che porta a sperimentare nuove soluzioni, perché nel design è il progetto che conta, cioè quell’intenzionalità di cui l’oggetto solido che ne deriva ne è solo l’ombra. L’iperbole, cui le Iperboliche si riferiscono, è la volontà di portare alle conseguenze più estreme la sperimentazione sulla materia e sulle forme, ma anche la sfida intrapresa nella messa a punto di un metodo costruttivo che si definisce attraverso l’esecuzione stessa dell’oggetto, il suo farsi che, di volta in volta, rivela particolarità sempre differenti e inaspettate. Queste poltrone, interamente realizzate in silicone, rinunciano al supporto, all’armatura interna, al telaio, in favore dell’aria come elemento strutturale, aria che soffiata all’interno dà consistenza alla forma, la rende solida, stabile e al contempo morbida e accogliente: l’aria come materia che dà forma e vita. In questi lavori l’iperbole diviene essenziale in quanto afferma ciò che veramente è e presuppone un linguaggio altro che ritrova nell’estetica, nella bella forma, la sua messa in atto. Il gesto informe che, paradossalmente, le origina dà corpo ad una struttura ben definita, perfettamente funzionante e risolta in ogni suo aspetto: una poltrona ben costruita e in perfetto equilibrio fra “bella e buona” forma, una forma che, come suggerisce la sua etimologia, tiene, sostiene e contiene.

Poltrona Scaccomatto

Le Iperboliche di Ciffo vanno oltre il disegno, oltre il progetto. Sono iperboliche proprio perché eccedono il design, lo superano nel farsi, nel costruirsi della forma stessa. Gonfiano il confine, sovrabbondano i bordi, esagerano e dilatano l’idea progettuale e si mostrano in tutta la loro imponente presenza. In questo sono simili alle figure retoriche che spingono in là e portano al paradosso un’idea oltre la sua stessa verità, la esasperano, la gonfiano e la enfatizzano per portarla oltre il suo stesso limite. Ma è interessante notare anche che l’etimologia di iperbole rimanda al termine “balista” che significa gettare, versare, rovesciare. E Ciffo in effetti getta, nel territorio delimitato e disegnato dello stampo di legno, il silicone liquido e colorato che, solidificandosi mantenendo una grande elasticità, viene poi gonfiato con aria 

e riempito con schiuma poliuretanica elastica, in modo tale che il soffio, come un seme che germoglia e cresce, spinge dal dentro, ridisegna la struttura, gonfia il modello e imprime nuova vita alla bella forma, trasformandola.
Interamente autoprodotto, come tutti i lavori che Ciffo realizza sotto il proprio marchio XXI Silico, questo ultimo ciclo di opere rappresenta uno sforzo produttivo significativo che ben si colloca all’interno della riflessione del design contemporaneo dove ci si interroga sulla necessità, da parte del progettista, di farsi carico dell’oggetto dall’inizio alla fine del processo produttivo, progettandone tutte le fasi.
La collezione Iperbolica nasce da una prima sperimentazione del 2008 che dai Marmimolli, presentati a Roma da Secondome, evolve nella prima poltrona Scaccomatto, esposta sempre nel 2008 da Dilmos in occasione del Fuori Salone. Una struttura coloratissima ma rigida, sicuramente scomoda, ma anche una forma- poltrona sulla quale iniziare una sperimentazione: materiale, forma, struttura, funzione, ergonomia, colore; ecco gli elementi da utilizzare per realizzare una “vera” poltrona. È da questo primo tentativo che prendono forma in seguito altre poltrone più morbide e accoglienti come la Cubik, ma ancora da precisare negli aspetti strutturali e funzionali, e poi nel 2009 la Damien, bianca e colorata con vivaci pois, esposta alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino durante i giorni di Artissima, la Gerhard, definita da pennellate espressive e gestuali che ha fatto il giro del mondo e la Alberto, bianca e con la superficie materica e aspra come un cretto presentata da Dilmos in occasione del Fuori Salone 2011. E poi di seguito le ultime realizzate per questa mostra: Ettore, Joan, Mark, Victor, Jean-Michael, Anselm, Michelangelo, Willem, Claude, Jason, Ale. I nomi propri che le nominano sono i nomi degli artisti che sono stati determinanti per questo lavoro, sono gli incipit per la realizzazione dell’intera collezione. Omaggi ad artisti di cui il solo nome è rivelato, ma che si svelano attraverso l’elemento cromatico che contraddistingue ogni poltrona: il rosa smisurato di Ettore, la surrealtà ludica di Joan, l’orizzonte infinito di Mark, il rigore geometrico di Victor, il graffito esistenziale di Jean-Michael, il dramma della pennellata di Anselm, la plasticità del marmo di Michelangelo, il colore gestuale di Willem, la trasparenza del colore-luce di Claude, il cromatismo materico di Jason, la necessità espressiva di Ale.

Le poltrone Iperboliche che compongono questa collezione sono figure estetiche di un romanzo che produce effetti capaci di eccedere le percezioni ordinarie e le opinioni correnti sulla forma. Sono undici personaggi, undici racconti, undici pezzi unici che compongono un’unica storia: quella di come si costruisce una poltrona con un unico materiale, tanto lavoro e il tentativo di eccedere il design. 

Poltrona Willem

La messa a punto di un metodo 

Il silicone è un materiale singolare, nasce come un collante e determina lui stesso il farsi della forma e fin dai primi lavori Ciffo si abbandona a questa qualità, sperimentando tecniche capaci di sfruttare le sue caratteristiche, senza indirizzarlo e sottostando alle sue regole. È da questa sperimentazione che nascono tecniche originali come il frillo, il filifini, il tipico o il pois, che connotano buona parte della sua produzione iniziale, soprattutto quella dei vasi. “Le forme non erano importanti, era importante invece che fosse il silicone a disegnare, perché io non avevo assolutamente nessun tipo di idea né tanto meno nessun metodo per decidere cosa fare, lasciavo fare a lui, e se devo essere sincero ancora adesso quando cerco strade nuove lo istigo, lo faccio lavorare per me e riesce sempre a stupirmi, tira fuori sempre qualcosa di nuovo, di schietto, di genuino. Un genio!”, afferma Alessandro a proposito del silicone. Ma oltre al materiale lo studio della forma diventa una necessità. Prende avvio da una figura solida semplice, il cubo, realizzato attraverso uno stampo composto da pareti di legno smontabili e ricoperte di pellicola che permettono il distacco del colloso silicone. La pellicola antiaderente è un materiale scoperto per caso, quasi in maniera dadaista, come del resto il caso partecipa per buona parte alle scoperte tecniche che caratterizzano il suo lavoro. Ecco, una prima forma era data e anche riproducibile. Da quel momento era necessario procedere per miglioramenti e precisazioni concentrandosi anche sulla decorazione che non poteva certo essere applicata a posteriori, ma doveva inevitabilmente essere fatta dentro la materia stessa del silicone.


La tecnica, già sperimentata qualche anno prima con il lavoro Tovaglie, gli aveva permesso di affinare la lavorazione attraverso l’inversione del processo decorativo, ovvero di realizzare prima il decoro e poi il supporto e infine la forma. Nel caso dei nuovi solidi si presentavano però altre problematiche, soprattutto per quanto riguardava la saldatura delle parti che le compongono, mantenendo la continuità del decoro. È così che la precisazione degli stampi, il distacco, la retro pittura e la saldatura si perfezionano e suggeriscono la forma solida, quella del cubo che, sebbene apparentemente semplice, pone invece notevoli questioni a livello costruttivo. Era arrivato il momento di affrontare forme più complesse che dovevano essere belle, nuove e morbide a sedersi. Il cubo doveva diventare una poltrona. “Ovviamente la base del metodo è tornare a far lavorare il silicone, escludere la scocca in legno e vedere cosa succede... Per farla stare in piedi posso gonfiarla, ma i dubbi sono tanti... La tenuta, la forma che prenderà e, per limitare i rischi, armo con una lamiera traforata tutto l’interno seduta e lascio molli solo le pareti esterne e i braccioli... Che dio me la mandi buona...” dice Ciffo a proposito della prima poltrona gonfiabile presentata alla mostra Silicon d al Plart di Napoli, la Cubik, sostenuta dall’aria che la gonfia e la struttura, ma che risulta troppo fragile. E poi arriva la Damien che però presenta un fondamentale problema: perde e si sgonfia! Certo si ripara, ma è necessario trovare anche una soluzione definitiva che la renda stabile e affidabile. Con le successive, la Richter e la Alberto, il problema è definitivamente risolto e stabilizzato, ma è solo attraverso l’utilizzo della schiuma poliuretanica elastica iniettata a sostituzione dell’aria che l’Iperbolica diventa oggetto funzionale a tutti gli effetti. Ciffo si dedica così alla messa a punto degli stampi, inizia a modificarli, rinuncia all’armatura di rinforzo per utilizzare unicamente il silicone, evidenziando così la capacità strutturale del materiale.
Gli stampi via via modificati danno forma e vita a undici poltrone che sono differenti non solo nella parte decorativa, ma soprattutto nelle possibili soluzioni ergonomiche trovate: “Comincio a capire quante maniere ci sono per essere comodi, l’ergonomia cambia a secondo dell’altezza, del peso, dell’età e in questa collezione ci sono undici modelli, undici disegni, almeno quattro soluzioni ergonomiche” dice Alessandro di queste poltrone.
Ma ancora un passaggio, l’ultimo: la superficie delle poltrone viene trattata con un rullo in modo da ottenere una superficie satinata, sensibile al tatto e più funzionale. Ecco, per ora il lavoro è finito e le Iperboliche ce lo mostrano. La messa a punto del “metodo” di Alessandro Ciffo nasce da un’attitudine alla sperimentazione e alla ricerca, da una sensibilità da “maker” contemporaneo che si inventa il proprio lavoro invece che cercarne uno classico, che costruisce da sé ciò che non si trova in commercio, che scopre, da quei momenti fortunati in cui la vita ti butta addosso un problema, la sua soluzione. Da “maker” inventore unisce sensibilità tecnologica e abilità manuali, autoproduce secondo la filosofia del “do-it-yourself” ed è strettamente legato al concetto di “open source”, di libera circolazione del sapere, di condivisione e soprattutto di ricerca e innovazione. 

Loredana Parmesani 

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